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Categoria storia
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Gli aquiloni del Giappone

di giuseppe (12/02/2007 - 23:54)

I primi aquiloni, di origine cinese, risalgono a duemila anni fa. La loro comparsa in Giappone è datata in epoca Heian (794-1185 d.c.), quando essi erano denominati “falchi di carta”, traduzione letterale del loro nome cinese e riprova della provenienza continentale. Dalla sua creazione, attraverso mille anni di storia, l’aquilone ha conosciuto uno sviluppo straordinario, la cui ragione va rintracciata nella reperibilità delle materie prime ottimali ai fini della costruzione dell’oggetto, come carta giapponese, bambù e canapa, le quali, utilizzate secondo l’abilità degli artigiani giapponesi, hanno dato vita a esemplari diversi per gusto e forma. Il Giappone è l’unico paese al mondo a presentare una tale varietà di aquiloni.

Si narra che durante il periodo Heian gli aquiloni fossero utilizzati quali veicolo di messaggi, e che costituissero un mezzo privilegiato per la consegna di comunicazioni attraverso i fossati o gli antri dei castelli. La vera età dell’oro, tuttavia, può dirsi il periodo Edo (1603-1868), durante il quale la riduzione del costo della carta rese possibile la diffusione tra i ceti meno abbienti dell’aquilone, fino ad allora esclusivo appannaggio delle classi nobili. Quando poi la tecnica xilografica progredì e diede origine all’espressione ukiyoe, gli aquiloni si arricchirono di elementi pittorici e cromatici, con risultati del tutto sorprendenti.

Essi divennero talmente popolari da venire utilizzati come forma di ribellione contro lo strapotere dei militari sui civili, i quali, facendo volare i propri aquiloni sulle proprietà dei primi, avevano l’ardire di osservarli dall’alto: tale fenomeno si diffuse a tal punto che il governo finì per bandire il lancio degli aquiloni.

Tra gli esemplari visibili nei cieli oggi, la maggior parte reca messaggi augurali o di buon auspicio. Si crede infatti che una maggiore altezza sia foriera di maggior fortuna, o che alla nascita di un figlio maschio, in occasione della Festa dei Bambini (5 Maggio), debba lanciarsi un aquilone recante il suo nome, assieme alla raffigurazione del guerriero leggendario Kintaro, o del valoroso eroe Ushiwakamaru, al fine di assicurare al neonato forza e salute. Molto diffuse sono anche le decorazioni con tartarughe e gru, simboli di longevità.

Spesso gli aquiloni volano anche allo scopo di scacciare il male. Decorati con volti mostruosi o demoniaci, hanno il compito di proteggere la casa, o di assicurare ai suoi abitanti salute e serenità. Visi che mostrano la lingua hanno anch’essi una funzione apotropaica, come i giochi basati sulla lunghezza del filo dell’aquilone.

Oggi, a causa dell’urbanizzazione dilagante, gli spazi per il volo degli aquiloni sono sempre più limitati; a eccezione delle rive dei fiumi, i luoghi preposti scarseggiano, e i bambini sono sempre più interessati a videogame e modellismo, involontari protagonisti della scomparsa di una forma di divertimento tradizionale.

Alcune strutture scolastiche o comunali tendono oggi al ripristino della manualità nelle scuole elementari, dove l’istituzione di ore di insegnamento di metodi e oggettistica popolare ha contribuito alla riscoperta dell’aquilone. Oltre alla riproduzione delle varianti regionali vengono realizzati esemplari nuovi, allo scopo di trasmettere ai posteri un’arte folclorica tramandatasi di generazione in generazione.

Tag: giappone

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RUOLO MAGICO-SIMBOLICO DEGLI AQUILONI

di giuseppe (12/02/2007 - 23:31)

Fin dalla loro origine, gli aquiloni hanno assunto determinati significati simbolici: per secoli, l’altezza raggiunta da un aquilone rappresentava il successo economico del proprietario e spesso il loro volo simbolizzava un auspicio per il futuro.
Esiste una tradizione in Cina chiamata fang huiqi (scacciare la sfortuna). Il modo di procedere è il seguente: prima di far volare l’aquilone, il proprietario vi scrive sopra tutte le sofferenze, preoccupazioni e calamità che lo affliggono. Lanciatolo, l’uomo ne taglia la corda facendolo scomparire nel cielo, nella speranza che anche tutte le sfortune scompaiano con esso. Se però l’aquilone cade nel cortile di un’altra famiglia, la sfortuna ricadrà su questa. Il proprietario dell’aquilone sarà dunque tenuto a far visita alla famiglia che ha ricevuto l’oggetto, portando dei doni e ponendo le proprie scuse, in modo da avere indietro l’aquilone. In caso contrario, la famiglia in questione dovrà distruggere e bruciare l’aquilone per scacciare da sé la cattiva sorte.

La diffusione dell’aquilone dalla Cina ad altri Paesi avvenne, per merito di missionari e mercanti, secondo diversi percorsi: il primo verso la Corea e il Giappone; il secondo verso la Thailandia, l’Indonesia, la Malesia e le isole del Pacifico e il terzo, attraverso l’India, in Europa per via terra o per via mare.
Le prime informazioni sull’aquilone sono state tramandate in Europa da Marco Polo nel suo Milione, ma l’aquilone, in forma di semplice losanga, comparve solo all’inizio del ‘500: ben 17 secoli dopo rispetto alla sua nascita in Cina.

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RUOLO DIVINATORIO DEGLI AQUILONI

di giuseppe (12/02/2007 - 23:28)

Marco Polo, che fu in Cina attorno al 1285, ci lascia un ampio resoconto del sollevamento umano tramite aquiloni in una nota al suo Milione. Egli racconta che, quando una nave deve intraprendere un viaggio, l’equipaggio costruisce un grande aquilone che verrà usato a scopo divinatorio per conoscere l’esito della spedizione. Esso è costituito da un graticcio rettangolare in vimini, collegato a otto corde, a loro volta unite a una grande fune. Fatto questo, cercano un ubriaco o un folle (perché nessuno in pieno possesso delle proprie facoltà mentali si sarebbe sottoposto all’esperimento) e lo legano alla struttura, dandole poi corda in modo da sollevarla in alto. Ciò viene fatto quando tira un forte vento. Il pronostico viene interpretato così: se l’aquilone si solleva dritto verso il cielo allora la spedizione avrà buon esito; se, al contrario, l’aquilone non è in grado di partire allora il viaggio sarà oppresso da avversità. In questo caso l’equipaggio rinvierà la data della partenza.

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